A Torino il pubblico delle grandi occasioni c’è tutto. Era da un po’ che in quel locale non si stava così stretti.
I sette nuiorchesi partono con Myth Takes (che io continuo a pensare che la si troverà in una prossima colonna sonora di Tarantino) e l’atmosfera si incendia subito. In un attimo capisci il perché di tutte quelle buone recensioni. E capisci soprattutto chi ti diceva che dal vivo tutto suona ancora meglio. Finalmente un concerto con della pancia, con sostanza. Un’ora e mezza pestata, ricca di suoni improvvisazioni e commistioni. Vien da credere che certi lavori in fondo riescano a uscire solo dalle influenze culturali e soniche che una certa New York può offrire. L’orchesta punkfunk (termine comunque riduttivo) stretta su quel minuscolo palco si scambia strumenti e voci tra intuizioni elettroniche, sax, chitarre effettate, percussioni e tanto cowbell.
Il consiglio è ovviamente quello di andarli a vedere, saranno in Italia ancora per qualche data (almeno Milano e Roma), e oltre a godervi un bello spettacolo avrete anche il piacere di vedere al basso il potenziale sosia del Grande Lebowski.
E adesso per continuare l’ormai noto concorso del Boss “Trova L’Intruso” per la serata di ieri tra il pubblico si segnalano gli Eiffel 65. (io con Paolo Liguori ai Guillemots comunque mi sento ancora imbattibile).
Sento intorno che c’è attesa per un post sulla festa di laurea. Lo faccio per punti.
PS: mi scuso con la maggior parte dei lettori se qualche frase può risultare incomprensibile.
Giornata di omaggi musicali.
Per gli amanti di Albarn e dei suoi progetti un live di un’ora coi suoi bravi, cattivi e pure la regina.
Per orecchie un po’ più indie-nostrane invece la seconda release digitale della Muertepop Records, etichetta indipendente italiana che mi sembra stia muovendo bene i suoi passi. E a un primo e veloce ascolto Matite Spuntate sembra suonare bene.
Ovviamente tutto gratis e legale. Basta cliccare.
Buon ascolto
1-Sin City l’avevo apprezzato tantissimo. Su 300 avevo buone aspettative. Aspettative confermate ieri sera in sala. La giusta dose di dialoghi pomposi, una bella ed emancipata regina (Lena Headey), violenza, personaggi orribili, scene ben curate e colonna sonora incalzante.
Oltretutto la simbologia persiana (soprattutto il messaggero e il sovrano Serse) mi ricordavano parecchio un certo Maxim Reality dei Prodigy…e vabbè.
1/2-Oltre al film, ieri sera è anche successa la classica situazione che non ti aspetti. Si stoppa la pellicola, si accendono le luci, e spunta la voce “c’è un medico in sala?”. Nella mia mente stereotipata pensavo che certe cose succedessero solo nei film, non quando vedi dei film. Morale della favola 300 si è dimostrato un film ignorante, neanche un dottore in sala. Il film è ricominciato solo quando il povero ragazzo preso da malore è stato accompagnato all’uscita dagli infermieri accorsi sul posto.
2-Per chiudere un pezzo tendente al twee, di un duo inglese. Nulla di più lontano dalla trama e dal ritmo di 300. Robotville, un assaggio
Se non avessi visto “Il giardino delle vergini suicide” non avrei mai scoperto Jeffrey Eugenides.
Se avessi visto “Al di là di tutti i limiti” (tratto da “Meno di Zero”) non avrei mai scoperto Bret Easton Ellis, o più probabilmente avrei aspettato qualche anno.
Il romanzo è semplicemente perfetto. Los Angeles, anni ’80, ricchissimi figli di papà, eccessi, macchinoni, una colonna sonora che ti immerge nella storia, MTV dappertutto e soprattutto una magistrale resa della superficialità dei personaggi.
Il film è una merda. Compare una trama totalmente assente nel libro (ma questo succede spesso), i personaggi hanno delle emozioni, si drogano poco, Los Angeles è solo uno sfondo quando invece dovrebbe essere lo specchio della superficialità dei personaggi e non ci sono i macchinoni. Un’ora e trentuno minuti buttati…ma tanto mi sono appena laureato, non ho niente di meglio da fare.
Comunque tutti nella vita dovrebbero leggere almeno una volta un libro di Ellis, io consiglio appunto “Meno di zero” o “Le regole dell’attrazione”, mentre “American psycho” lo metto un pelino sotto, ma solo un pelino.
Alla fine è arrivata la conferma che forse stavo cercando. Si torna a Milano, sta volta si parte per lavorare. E ancora una volta ciao colline, mi perdo nello smog. E ancora una volta a cercare una stanza. Una stanza che abbia un prezzo decente e possibilmente una connessione internet (si accettano offerte).
Aumenteranno le mie responsabilità, e magari diminuiranno i post di questo blog (ma francamente spero proprio di no). Aumenteranno le partecipazioni a concerti e buone serate e sicuramente diminuirà il regime alimentare cui mi ero sottoposto negli ultimi mesi (grazie mamma).
In ogni caso, staremo a vedere. Per ora sembra tutto positivo.
E intanto complimenti alla laurea di satomi.
E ora le foto del backstage del podcast (ancora scaricabile) che magari qualche feticista dell’immagine stava aspettando. Quella sopra è un piccolo assaggio, qui trovate una sintesi e qui un po’ tutto quello che si è scattato (nell’ottica bello e brutto va bene tutto).
Colonna sonora:
Un podcast all’insegna dell’aria di campagna, dell’aria fritta e dell’on-air. Io boss e poz, un po’ di gatti intorno, la musica, il vino e la solita post-produzione che non finiva mai. Ma il risultato sembra buono, nonostante i mille errori (titolo sbagliati, date sbagliate-menomena-,…). E non badate alla pigrizia tecnica, soprattutto.
Questo podcast è per tutti quelli che leggono ste pagine, quelli che avranno la pazienza di scaricarlo e farlo entrare nella propria playlist, per gli amici e i conoscenti e per l’uomo di merda che venerdì sera mi ha rubato il giubbotto.
Ringraziamento speciale all’intervento di Simone (aka Director) da Roma e a chi ha reso possibile il collegamento da Austin (Texas).
In settimana potrebbero anche arrivare interessanti foto backstage di Poz.
Tracklist:
The Pigeon Detectives-Romantic Type
Les Savy Fan-The Sweat Descendes
Ra-Ra-Riot-Can You Tell
Hot Club The Paris-Shipwreck
Xerox Teens-Darlin
Menomena-The Late Great Libido
…e nel sottofondo basso basso:
Mooney Suzuky, My Awesome Mixtapes, Ratatat, LCD Soundsystem, Grandaddy e Animal Collective
Scarica
Boss-Blago-Poz_PODCAST IN THE COUNTRY(mp3)
Tra poco lo troverete scaricabile anche sulle pagine di boss
Forse non tutti sanno che la My Honey Records oltre a essere una piccola etichetta indie-pop italiana produce anche miele. Ora che lo sapete potete capire perchè Let It Bee, la loro prima compilation, sarà un concept album sul tema delle api, del miele e di tutto ciò che ruota intorno al mondo dell'apicoltura.
Un applauso quindi ai vari artisti che hanno preso parte a questo folle e sdolcinato progetto e che ci permettono di dire ancora una volta italians do it better.
Se siete curiosi di assaggiarne le melodie, Let it Bee sarà presentata ufficialmente il 21 Marzo 2007 alla Casa 139 a Milano per la prima My Honey Night. Sul palco si alterneranno i Le Man Avec Les Lunettes ed Ant. E penso che oltre a dischi e spillette si venderà anche del miele…
Qui info e tracklist
Little Man Tate, classico gruppetto inglese figlio di NME per quanto se ne possa ribellare (Who Invented These Lists). Capace di fare un album che scivola bene, che condivide i natali con Alex Turner e soci ma segue la scuola Libertines, seppur in maniera più pulita e rotonda. La forza degli 11 pezzi sta nei giri convenzionali e nei ritornelli che senza far troppa pressione entrano in testa e raggiungono il piede che si muove a tempo. Un album buono per la mezza stagione.
E ora la curiosità da almanacco, Little Man Tate è anche un film del 1991.
Little Man Tate-Man I Hate Your Band(mp3)